Una decisione ispirata dal buon senso, che stabilisce un nuovo e più corretto equilibrio nel rapporto tra le imprese ricettive e le multinazionali dell’intermediazione”. Così Federalberghi plaude all’abrogazione delle clausule di Parity rate attraverso l’approvazione in via definitiva della legge per la concorrenza e il mercato.
Di parity rate ne avevamo già parlato (Finalmente addio parity rate). I primi a beneficiare del provvedimento saranno i consumatori, ma “nuove frontiere” si apriranno anche per le imprese che potranno sviluppare liberamente le proprie politiche commerciali.
L’abolizione della clausola darà un decisivo impulso al direct booking, quindi la quota di prenotazioni dirette online è destinata a crescere, via via che gli operatori e i consumatori familiarizzeranno con le opportunità offerte dalle nuove regole”.
Necessario però continuare a investire. “Tutti gli attori, invita Federalberghi, sono spronati adesso ad effettuare nuovi investimenti e ad una gestione più efficiente. Gli alberghi che desiderano potenziare le vendite dirette non possono fare affidamento solo sulla nuova legge, ma devono investire sulla realizzazione di siti internet più performanti, sulla formazione dei collaboratori, sull’informazione degli ospiti”.
E booking.com come l’ha presa?
Non bene, visto che per la quarta volta nel mercato europeo, dopo l’abolizione della parity rate in Francia, con la famosa ‘Loi Macron’ del 2015, e poi in Germania e Austria, vede la terra franare sotto i suoi piedi. Ora Booking.com esce allo scoperto e rassicura gli utenti annunciando che “qualora un cliente trovi online un prezzo inferiore per la medesima sistemazione, rimborserà la differenza”.