Anche in Italia arriva la formula del condhotel. L’art.31 del D.L. n.133/2014, il cosiddetto Decreto Sblocca Italia, intitolato “Misure per la riqualificazione degli esercizi alberghieri”, li definisce
“esercizi alberghieri aperti al pubblico, a gestione unitaria, composti da una o più unità immobiliari ubicate nello stesso comune o da parti di esse, che forniscono alloggio, servizi accessori ed eventualmente vitto, in camere destinate alla ricettività e, in forma integrata e complementare, in unità abitative a destinazione residenziale, dotate di servizio autonomo di cucina, la cui superficie non può superare il 40% della superficie complessiva dei compendi immobiliari interessati”.
La norma non è direttamente operativa, ma rimanda ad un decreto attuativo che stabilisce le condizioni di esercizio, i criteri e le modalità per la rimozione del vincolo di destinazione alberghiera in determinati casi.
Sostanzialmente sono unità immobiliari a sé, che possono essere vendute a soggetti privati utilizzabili come ‘casa propria’ ma a disposizione dell’albergo quando non utilizzate dal proprietario, in base ad accordi e contratti definiti tra le parti. L’intera struttura rimane a destinazione alberghiera”.
L’obiettivo?
Ristrutturare hotel obsoleti e riqualificare l’offerta.