Questo è quello che scrive Camillo Langone su il quotidiano “Il Foglio”, diretto da Claudio Cerasa.
Musei? Quali musei? Briatore la Puglia non la conosce proprio se accusa i pugliesi di puntare sui musei anziché sui porti per i panfili. Da anni cerco di visitare il museo diocesano di Trani per vedere un’antichissima, interessantissima (a giudicare dalle foto) tavola dedicata a San Nicola Pellegrino, patrono della città. Senza esito perché ho trovato il portone sbarrato a Pasqua e a Natale, d’estate e d’inverno, di mattino e di pomeriggio, nei giorni festivi e in quelli feriali: sempre. E i musei comunali? Vorrei tanto rivedere i quadri di Ivo Scaringi ma la pinacoteca di Palazzo Beltrani non ha più nemmeno la targa sul portone (chissà se ha ancora i quadri all’interno). Vabbè, Trani è sul mare, punteranno sulla balneazione. Ma nell’entroterra, dove al massimo possono puntare sui lampascioni, le cose non vanno meglio. Gravina conserva la “Madonna del suffragio” di Francesco Guarini che alcuni considerano il più bel quadro di Puglia: non io, che non sono mai riuscito a vederlo. A Bari il museo archeologico di Santa Scolastica è aperto ma a giudicare dai commenti inferociti dei visitatori sarebbe meglio se non lo fosse, visto che dichiara di possedere 30.000 reperti ma poi ne espone solo 6 (gli altri 29.994 saranno in deposito). E nel famoso superturistico Salento? Proprio a Otranto dove Briatore aprirà un nuovo Twiga il museo diocesano è chiuso da tempo immemorabile e la casa-museo di Carmelo Bene è da tempo immemorabile solo un annuncio. L’imprenditore dunque si rassicuri: nessuno in Puglia ha mai sottratto soldi ai porti per destinarli ai musei.
Potrei essere in parte d’accordo, ricordando in questa sede che il progetto “open days” della regione Puglia, già “città aperte”, nasce dalla mente del sottoscritto; aveva l’obiettivo di rendere fruibile l’immenso patrimonio artistico della nostra regione.
All’epoca fu prima coinvolta la sola Conversano, in via sperimentale, successivamente ha interessato più di 300 città.
Che l’entroterra possa puntare al massimo sui lampascioni (ndr lampagioni) chiaramente non mi vede assolutamente d’accordo, tant’è che è netto il fatto che il signore articolista cita una serie di luoghi che rientrano nell’immaginario collettivo di chi viene in Puglia per i suoi splendidi luoghi d’arte.
Cavalcare l’onda Briatore, per qualche click in più, non è stata una bella mossa.