Senza il Turismo è dura per tutti: declassamento delle banche italiane e -440mila posti di lavoro

colosseo

Le nuove restrizioni sul coronavirus in Italia colpiscono duramente l’industria turistica e l’ospitalità. Un fatto che avrà impatti negativi sulla qualità del credito per le banche italiane.

“Ci aspettiamo che le nuove restrizioni peggiorino il contesto economico italiano: fatto ‘credit negative’ per le banche della penisola perché è probabile avvenga un ulteriore deterioramento della qualità degli attivi e un aumento delle perdite sui prestiti che farebbero pressioni negative sulla già debole redditività delle banche”, afferma Moody’s nel suo report.

Il principale effetto negativo delle nuove restrizioni cada duramente sul settore del turismo e dell’ospitalità, in cui le banche italiane hanno più di 50 miliardi di euro di esposizioni creditizie, pari a circa il 7% del totale dei prestiti alle istituzioni non finanziarie. È probabile che altri settori siano interessati indirettamente, come i negozi al dettaglio, il commercio e gli immobili commerciali; inoltre un aumento sostanziale dei crediti problematici delle banche italiane a seguito della pandemia di Coronavirus e le misure di sostegno del governo in atto potranno ritardare e mitigare solo in parte il deterioramento della qualità degli attivi. In particolare, è improbabile che la maggior parte dell’aumento dei crediti problematici si concretizzi fino a dopo la fine delle moratorie sui prestiti, che sono ora in vigore fino al termine di gennaio 2021, sebbene il governo italiano stia valutando una proroga fino a giugno 2021.

Le banche italiane hanno riportato un rapporto di crediti deteriorati aggregato del 6,1% a giugno 2020, circa il doppio di quello medio dell’U.E. (3%) alla stessa data.

In linea generale la composizione del portafoglio delle attività finanziarie aumenta la quota dei depositi bancari, a ritmi sempre più sostenuti ed accelerati anche dal lockdown, però, si registra una ”fuga” dei risparmi dalle banche con sede legale nel Mezzogiorno, a vantaggio di quelle con sede nel centro-nord.

Lo scrivo più semplice: i tuoi risparmi, il frutto dei tuoi investimenti, finanziano realtà dell’oltre Po (probabilmente tue concorrenti, caro imprenditore).

La capacità di prestare soldi alle imprese meridionali si riduce perché solo le banche territoriali, come le Popolari e quelle di Credito cooperativo, hanno il vincolo di destinare la maggior parte degli utili e della liquidità a favore delle famiglie e delle imprese del territorio di appartenenza.

Le banche sono fondamentali ai fini dello sviluppo economico. Il loro principale compito, infatti, è quello di favorirlo attraverso i prestiti, ma anche attraverso tutte quelle attività che favoriscono lo sviluppo di un sistema economico, aumentando la produttività del capitale investito dalle imprese, come le attività di ricerca e sviluppo o quelle di formazione delle risorse umane.

Se si decidesse quindi, nell’immediato, per un secondo blocco totale delle attività, il turismo perderebbe, nei soli due mesi finali del 2020, 13 milioni di arrivi e 35 milioni di presenze con una contrazione della spesa per 4 miliardi di euro. Quasi 100 mila imprese del comparto turistico italiano, inoltre, rischierebbero il fallimento a causa di una ulteriore perdita di solidità finanziaria con una contrazione del fatturato pari a circa 23 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita di ben 440 mila posti (1 su 4).

Non è più tempo di soluzioni giornaliere. Lo ripeto dal mese di febbraio.

Posted on 30 Ottobre 2020 in Destinazioni, Incoming, Journal, News

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About the Author

Pierluigi Polignano. Economista del Turismo, fondatore di "Made in Puglia®"
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